Uno zio dalla vita fin troppo ritirata

Pronde, Niculine ?

– Si..ma..chi è ?

Comme, numm’ arricunusce?

– Zia..Evelina..!?

Esattamende!

– Eh! Sono dieci anni che non ti sento e venti che non ti vedo…

Ma le sorde me pare che te li pigghi tutti li misi..

– Si.. grazie.. ma..sai anche perché..no?

U sacciu, u sacciu.. Siende nù poco..ma checcazzo me si scritto? Iu secretarie, quann’ ha lette la lettera m’ ha ditto che o sì devendate pazze o me vuò pijà pe lu cule..

– Ma…zia.. che dici? Eppure mi conosci!

Sci, te cunosce.. lu fatte è che nun de recunosce chiù..!

– Eh, lo so che è difficile da credere.. io stesso ho fatto una grande fatica, ma purtroppo è tutto vero!

Siente, numme refrecà, ca jì nin zo nate iere..! Cu jè sta storia cà zì ‘Naclete s’ à arreterate? Ha gghiute n’ pinzione? E ché, n’ pinzione ce se và “chianu chianu”? Ecche, all’ammereche, quanne vé lu iuorne de la pinzione ce se và e abbasta!

– Anche qui, anche qui, stai tranquilla.. infatti zio in pensione c’è andato già da diversi anni..

I allore ch’ha fatte? S’è erreterate picché nunn’ esce ‘cchiù d’à casa..stà ammalamente?

– Si..no..cioè, s’è ritirato, ma in salute sta benissimo..Da casa..a parte che non vuole lui, ma non lo faccio uscire neanche io…non…non sarebbe il caso…

Allora sta male! Scuse, ma tu dù anne arrete me sci scritte ca te sirvivene li sorde picché zì ‘Naclete stave mal’ assaie e te so cumenzate a mannà nà mille pezze a lu mese.. mò mme dice ca sta’bbuone ma s’ ha arreterate…ma inzomma, me lo vuò dì o no, che gl’ha assucciesse?

– Eh, gli è successo quello che ti ho scritto: s’è ritirato..piano piano. Ha cominciato due anni fa. Ha avuto un febbrone fortissimo ed ho chiamato subito il medico, che l’ha visitato e ha detto che non gli risultava niente, neanche la febbre…eppure era caldissimo! Allora m’ ha detto di dargli certe pasticche per la febbre, anche se non ce l’ aveva, perché aveva le idee un po’ confuse…cioè.. il medico, zio Anacleto invece era lucidissimo, come sempre. Il giorno dopo volevo richiamare il medico, ma lui (sempre zio Anacleto!) me l’ ha impedito, dicendo che non era mai stato così bene..l’ unica cosa è che sentiva un gran caldo, ma…senza avere la febbre: il termometro segnava trentasei e cinque! Però non aveva più appetito e non voleva mangiare. Ma t’ assicuro, saltava per la casa come un grillo, pieno d’ energia…mi senti..?

Te sende, te sende..cundinua!

– Avevo notato un certo dimagrimento, ma, sai…senza mangiare…d’altra parte, diceva di non essersi mai sentito così bene in vita sua! Che dovevo fare?

E che ssì ffatte, niende?

– E che dovevo fare? Tu lo sai tuo fratello che carattere c’ha, no!? Ho aspettato qualche giorno, per cercare di capire cosa cavolo poteva avere, e se era il caso di portarlo da uno specialista, anche se non sapevo proprio quale, ne come avrei potuto fare per convincerlo.. Poi, dopo tre giorni di questa storia, mi chiamò e mi disse con un tono molto serio: “Senti nipò, tu lo sai che io nun so fesso! M’ ha pigliato una malattia strana assai, che manc’ è nà malattia, perché mi sento benissimo, peròo… ci stà, e… forse mi conviene rassegnarmi…” Poi guardandomi fisso negli occhi come se mi stesse confidando un grande segreto, mi disse, lentamente, avvicinandomisi alla faccia e calcando bene sulle parole: “Mi stò ri-ti-ran-dò..!!”. Io risposi allegramente che alla sua età, dopo la pensione, tutti, in un modo o nell’altro, si ritirano dalla solita vita di prima, e non era il caso di farne una malattia, specialmente uno pieno di risorse come lui. E lui, sempre serio “No.. no!.. non è in quel modo che mi sto ritirando.. guardami bene: ti sembro com’ero tre giorni fa?” In effetti mi sembrava un po’ rimpicciolito, ma sai..dopo tre giorni di digiuno totale…Ci vollero alcuni altri giorni per capire con esattezza cosa intendeva dire: si stava “ritirando” nel senso che si stava rimpicciolendo!!

Cazze!! Cazzembriache!!

– Gli dissi che era urgente andare al pronto soccorso…”a fà che?” mi rispose..”hai mai sentito che uno c’aveva sta malattia?… E manco loro!.. Non saprebbero dove mettere le mani..e..sicuramente..mi combinerebbero guai peggiori..no, io resto qua! Piuttosto, se riesci a comprà nù condizionatore, perché sto caldo in effetti nù poco di fastidio me lo dà…” Zizì, mi senti? Ma quanto ti costa sta telefonata?

Nun de ne frecà! Pache ie. Cundinua!

– Mi resi conto che in fondo aveva ragione e che quella croce sarebbe dovuta restare sua…e mia. Andai a comprare il condizionatore e glielo piazzai dentro la sua stanza: questa operazione lo rese più arzillo che mai: sembrò, a parte le dimensioni, che diminuivano di giorno in giorno, quasi ringiovanire. Dovetti anche comprare una seggioletta tipo quelle dei bambini, perché ormai la sua sedia la usava da tavolino e bastava una sola manica delle sue vecchie camicie per fargliene una nuova tutta intera..

Ggesù!!

– Dopo un po’ di tempo mi disse che sentiva ancora molto caldo, e che forse un’ altro condizionatore gli avrebbe fatto proprio comodo. A quel punto ti scrissi, spiegandoti che gli era presa una malattia, non grave, ma che richiedeva spese continue..e tu mi cominciasti ad aiutare, perché la sua pensione non bastava più…

Mille pezze a lu mese!

– Per forza.. ogni mese dovevo procurargli un guardaroba nuovo, sempre più piccolo, che non sapevo neanche come giustificarlo.. Alla sarta dissi che m’ero messo con un’opera dei pupi che mi aveva incaricato di rifare gli abiti a tutte le marionette… Fortunatamente dopo sei o sette mesi, arrivato a sedici centimetri e mezzo d’altezza, smise di rimpicciolirsi e ricominciò a mangiare, ma…quanto può mangiare un uccellino…

Sand’Andonio!!

– Naturalmente parlava anche con una vocina che bisognava avvicinare l’orecchio per sentire quello che diceva, eppoi, entrando nella stanza, se non lo vedevo subito, rischiavo di calpestarlo! Allora mi disse, e tu conosci lo spirito d’iniziativa di tuo fratello, che occorreva trovare una soluzione adeguata alla nuova situazione: visto che continuava a soffrire ancora il caldo (e pensa che io mi dovevo mettere il cappotto per entrare nella sua stanza!) mi propose di attrezzargli un frigorifero a mò di alloggio, con una finestra a doppio vetro da una parte, affacciata verso il balcone…e verso il vesuvio e tutto il golfo… Non fu difficile, tra un negozio di giocattoli e gli attrezzi dei pastori del presepe napoletano (compresi i vestiti !) gli ho attrezzato dentro al frigorifero un quartierino su due piani, zona giorno sopra, con finestra, e zona notte sotto, con bagnetto e servizi igienici. E gli ci ho messo anche un televisorino a cristalli liquidi da tre pollici, che quando l’ha visto gli veniva da piangere…

Povero frate mé… Ma! Siende, che cazze sté ddicere? Tu me sté a ccujuna e j comme ne scema ca te vieng’ appriesse!!!

– Ehhh…cara zia…vorrei anch’io che fosse così…purtroppo la realtà è quella che è…Se non ci credi non so che farci…vieni, e controlla di persona! In fondo è lui stesso che m’ha detto di chiedertelo…desidera talmente di rivederti, prima che sia troppo tardi, che non teme più neanche di mostrarsi in questa sua miserevole condizione…tanto poi, resterebbe tutto in famiglia.. o no?

E cierte! Ca vuò ca vaghe dicienne ‘ngire che frateme s’ha arreterate?

– E allora? Non ti mancano certo i mezzi! Sei padrona di mezza Dallas! Il primo aereo, e con sei orette stai qui..

Lu cazze! J sopr’ a’ n’ ariuprane li pite…manghe morta!

– Lo so, lo so, sennò chissà quante volte saresti già venuta..però..stavolta dovresti proprio farti coraggio! Ormai non c’è altro modo per venire qui..

Hum…te facce sapé!

E mi ha sbattuto il telefono in faccia.

Quattro giorni fa, verso mezzogiorno, ho ricevuto una telefonata dal suo segretario particolare (che, tra l’ altro, parla un italiano quasi perfetto) che mi annunciava l’arrivo di zia Evelina per l’indomani con l’eurostar delle dieci e trenta alla stazione centrale, aggiungendo che non avrei dovuto preoccuparmi di niente, in quanto aveva già prenotato via internet anche la limousine bianca che l’avrebbe portata fino a casa del fratello.

Ed io, alle dieci e venti mi trovavo già sotto la pensilina del secondo binario, in trepida attesa.

Vedendo scendere un’unica, vistosa, bemportante e coloratissima signora bionda, pur non avendo alcun dubbio, mi sono avvicinato sussurrando timidamente:

-Mrs. Evelina..?

-Ah, si ttu!! Jamme..jà!

Tutto qui. E mi trovai trascinato verso la limousine insieme ad un gigantesco valigione rosa shocking.

Non una parola lungo tutto il tragitto, salvo poche mie indicazioni all’autista per consentirgli di raggiungere la casa, catastalmente di zio Anacleto.

La zia Evelina non faceva niente per dissimulare una violenta eccitazione. Quando mi azzardai a chiederle se si sentiva bene, mistificò con un:

Chillu cazze d’ariuprane m’ha scariulate da tutt’ è ‘llate, ca si nu ‘mme so mort’ è nu miracule!

-Ah…

S’arrivò dunque davanti al portone di casa. Aprii, e feci cenno alla zia di accomodarsi. Lei si scostò bruscamente, per farmi capire che dovevo entrare per primo. Poi mi seguì, paonazza e sospettosa, guardandosi intorno con grande circospezione. Finché, a muso duro:

Addò stà?

Con l’aria compunta richiesta dalla drammaticità della situazione mi sono avvicinato lentamente alla “stanza dello zio Anacleto”, ed ho aperto lentamente la porta, restando all’esterno e biascicando un :

-E’ qua..

La zia evelina fu irrorata da un chiarore ultraterreno, quasi accecante. La stanza era esposta a mezzogiorno, completamente imbiancata, vuota, con “il” frigorifero, bianco e luccicante anch’esso, con il lato destro accostato al vetro della porta-finestra del balcone ed un cavo elettrico nero che correva diagonalmente lungo tutta la stanza, fino a raggiungere una presa vicino all’angolo opposto.

Ebbe un visibile trasalimento, ma da indomita capitana d’industria avvezza a domare uomini, borse e mercati, si avviò lentamente ma decisamente verso il frigorifero: tremava!

Quando si trovò quasi di fronte allo sportello, intuii che aveva visto riflessa sul vetro del balcone l’immagine della finestrella da me praticata sulla fiancata dell’elettrodomestico: la sua mano destra si allungò lentamente verso il maniglione della portiera in preda ad un tremore violento, ormai incontenibile.

La zia Evelina era bianca come una candela.

Toccare la maniglia, urlare con forza disumana un:

NACLETE!!!

strabuzzare gli occhi e stramazzare a terra fu un tutt’ uno.

L’ accorrere rumoroso dei vicini, la sirena dell’ ambulanza, il tramestio dei portantini e le domande di un sovrintendente di polizia le ho vissute come in “trance”.

Alla fine mi sono ritrovato nel posto di polizia del Cardarelli con qualcuno che mi comunicava ufficialmente che mia zia era morta per un attacco cardiaco fulminante, e che, come unico erede conosciuto, avrei dovuto provvedere al funerale.

Incombenza che ho svolto ieri con filiale diligenza, organizzando a tempo di record un funerale di prima classe, con me, solo ed unico parente al seguito, e facendola tumulare accanto al fratello Anacleto, che ivi riposa in pace da oltre due anni.

Adesso devo proprio lasciarvi.

Domattina alle nove devo essere al check-in dell’ Alitalia all’aeroporto di Fiumicino, e dopodomani mattina alle 11 esatte a Dallas, presso il prestigioso studio legale Morgan & Wiesenthal, che avvierà le pratiche per l’ eredità.

E non ho ancora preparato le valige!