Sindrome di Tourette

Gli insulti a raffica del Macbeth di Arcore

Da ieri siamo di nuovo in guerra: di qua chi vuole togliere l’Imu e salvare la «sacra casa» di ogni italiano, di là i comunisti che, Renzi a parte, non hanno ancora capito cosa sia la socialdemocrazia, ‘tanto meno la democrazia. Il solito ritornello, ripetuto come un mantra (meglio dire ossessione) dal lontano 1994. Ma con un’aggiunta: che tra i nemici del Cavaliere e della Patria ora ci sono anche i Professori, uno in particolare, che non sanno cosa sia un’azienda e tanto meno il lavoro.
Non è un dettaglio ma una svolta illuminante: per la prima volta Berlusconi non parla più di un nemico da insultare e combattere ma ne indica due, tre, tanti. Se la prende. con Monti, con Fini, con Casini e naturalmente con Bersani. Per finire con la solita battuta su Bindi e Vendola (<<quello di Sel.,»),
È un cambiamento storico che segna la fine di quel bipolarismo degli insulti con il quale il Cavaliere aveva costruito le sue altre discese in campo: creare un nemico immaginario per chiamare a raccolta tutti gli italiani (e gli elettori) di buona volontà. Peccato che i «nemici» si stiano adesso moltiplicando a vista d’occhio, come quei mostri da videogame citati da Tremonti in una celebre spiegazione sul perché il governo Berlusconi non riuscisse mai a raddrizzare i conti del Paese: «Combatti un mostro e ne spunta subito un altro».
La politica italiana si è improvvisamente trasformata in una foresta che cammina, un’armata di rami e fronde che lentamente si stringe verso il Macbeth di Arcore che, forse per un lapsus e forse no, ha cominciato la sua barzelletta di ieri con «stanotte ho avuto un incubo, mi sono svegliato gridando». E dopo aver zittito l’impertinente Giletti su Rai Uno («lei deve imparare dalla signora D’Urso», con riferimento alle domande concordate in fuori onda) ha poi rivelato: «Ho sognato un governo con Monti ancora presidente del Consiglio. C’era Ingroia alla Giustizia, Di Pietro alla Cultura, Fini era alle fogne e quello di Sel alla Famiglia». Nulla di nuovo sotto il sole, insomma, se non fosse che in quel lungo elenco di nemici da sfottere e dunque abbattere c’è tutta l’impotenza del Cavaliere. Lo si capisce dal volto tirato e gli occhi socchiusi che hanno preso il posto del sorriso a cento denti sfoderato ai Porta a Porta dei tempi migliori. Ora che persino i conduttori (quasi tutti) si ribellano, gli schemi saltano e la pressione esplode. E il grande statista che «salvò la pace nel mondo avvicinando la Russia agli Stati Uniti» (la migliore delle sue barzellette) cede a quella Sindrome di Tourette che spinge a non frenare gli impulsi e insultare chiunque ti trovi davanti. Ne soffriva anche Mozart, ma la musica era un’altra.

Luca Landò dall’Unità del 24 dicembre 2012