La versione nera della politica

Fine degli equivoci. Con il blog di ieri contro Maria Novella Oppo, Beppe Grillo ha rivelato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che dietro le urla, gli insulti, le iperboli e i paradossi delle sue sceneggiate, non c’è un comico in cerca dell’applauso ma uno squadrista in cerca di consensi. Chi ancora nutriva speranze sulle magnifiche sorti progressive dell’ambigua democrazia di un movimento coinvolto nella Rete ma guidato da un leader assoluto, dovrà a questo punto rassegnarsi.
La politica di Beppe Grillo usa le forme, i modi e i contenuti che questo Paese ha conosciuto nel ventennio più buio, che non è quello di Berlusconi come ci siamo abituati a ripetere con colpevole leggerezza, ma quello di Mussolini e delle camicie nere, delle squadracce coi manganelli e l’olio di ricino.
In questa visione nera della vita e della politica, non ci sono solo i picchiatori, gli uomini forti dal pugno facile: ci sono anche i suggeritori, le spie, i delatori, quelli che il l6 ottobre del ’43 indicavano ai nazisti chi erano e dove abitavano gli ebrei del ghetto di Roma. Perché la frase «segnalate gli articoli dei giornalisti stile Oppo», sotto la foto segnaletica di Maria Novella, è quanto di più fascista abbiamo letto e visto da anni, capace di far impallidire le iniziative di Casa Pound e Forza Nuova annunciate con croci celtìche e caratteri runici.
Non sorprende, allora, che in coda al post di questa delirante iniziativa siano confluiti messaggi di persone disposte a insultare e aggredire una giornalista di cui dimostrano di non aver mai letto nulla. Ma sorprende, e non poco, che un comico di lunga data non sappia o non voglia né accettare né riconoscere la satira di una grande professionista come Maria Novella, da anni punto di forza di un giornale che della satira pungente, contro tutto e tutti, ha sempre fatto un proprio vanto come dimostrano gli indimenticabili «lorsignori» di Fortebraccio per non parlare di Tango e di Cuore, di Staino e Maramotti. Cosa dovremmo fare secondo Grillo e i suoi ispirati segnalatori: tenerci alla larga dai Cinque Stelle? Non parlare di Casaleggio? E prima di fare una vignetta o un corsivo a chi dovremmo rivolgerci: al comico dall’insulto facile? E’ lui che decide le battute che vanno e quelle che da inviare alla pubblica gogna?
Come ha scritto ieri Pietro Spataro sul nostro sito: «Durante i suoi primi novant’anni l’Unità ha sempre dimostrato il coraggio delle sue scelte pagando a caro prezzo questa libertà. Non sarà un Grillo qualsiasi a piegarci». A Maria Novella va la solidarietà di tutti i lavoratori e, non abbiamo dubbio nel dirlo, di tutti i lettori di questo giornale.
Luca Landò sull’Unità del 7 dicembre 2013

Il leader che ama solo l’informazione prona

In questo paese esiste un leader politico che si arroga di organizzare il consenso di otto milioni di italiani senza aver mai ceduto alla tentazione e al rischio di un confronto pubblico, sotto il «fuoco» delle domande dei giornalisti, davanti alle telecamere accanto ad altri leader di formazioni diverse e opposte in grado di indebolire la sua «sacralità». Non ci si pensa mai abbastanza, ma è così: Beppe Grillo si è sempre ben guardato dal giocare le sue carte accettando il rischio di fare brutta figura, di essere sbugiardato, di essere inquadrato, e lo meriterebbe, come l’ennesimo venditore di pentole bucate che si affaccia sul mercato della politica nazionale. Quest’uomo tiene inchiodato un movimento, il suo, che ritiene affare personale, proprietà privata umiliando caporali e semplici militanti, simpatizzanti e votanti. Mentre non deve rispondere mai a nessuno: né all’esterno, dove si esibisce col favore del vento tra i capelli ma sempre e solo in forme da pulpito di fede, né all’interno dove la critica viene emarginata, censurata, espulsa, esposta alla gogna di quel pubblico da ghigliottina sul quale fonda parte del suo potere. E di questa risposta c’è traccia evidente nella storia che lo riguarda. Lui non è mai in discussione, è il padrone assoluto, le sue proposte – spesso ridicole e vanesie – men che meno. Solo in un caso ha accettato di farsi intervistare, sul Fatto Quotidiano, e di quella intervista resta il ricordo indelebile di un contatto informativo degno della vecchia Radio Tirana. Così li vuole i gìornalisti, come ogni dittatorello che si rispetti: proni, disposti a chiedergli se per caso gli piace il pistacchio. Gli altri li vorrebbe muti. Guarda caso, questa «voglia» di incenso si sposta meravigliosamente con lo stato delle cose che ci riguarda, con quel rapporto tra potere e opinione pubblica che colloca il nostro Paese in coda nella graduatoria stilata da osservatori internazionali sulla qualità dell’informazione; è ancora alta l’onda del ventennio berlusconiano, degli ostracismi divenuti atti di governo, delle epurazioni messe in atto per piacere al principe. Grillo cavalca quest’onda il cui imprinting appartiene alla storia della estrema destra italiana. Grillo, con quel suo dazebao contro la compagna Maria Novella Oppo dice di sé che la sua cultura riposa in quel pozzo nero. Lo sapevamo già, senza presunzione. Maria Novella, la conosco bene, non ha bisogno di essere difesa e sinceramente oggi vorremmo essere ancora meno nei panni di Grillo. Sarà un piacere.
Toni Jop sull’Unità del 7 dicembre 2013