La macchina della vergogna

Vedete? Non è il processo Mills che spiega quanto e come abbia corrotto col denaro, non sono i toni mussoliniani di quando dice il Parlamento è inutile e dannoso quel che macchia sfregiandola   agli occhi degli italiani  la cappa bianca dell’Imperatore. E’ la sua malattia senile, è quella folle corsa all’eterna giovinezza che lo porta da anni ad assumere farmaci che ne potenzino il vigore, dunque la virilità, che lo costringe a trapiantarsi pezzi di cute a intossicarsi il sangue e poi a lavarlo con le macchine. Le donne attomo a decine. Cinquanta al tavolo, ci raccontava giorni fa Riccardo De Gennaro. Una quarantina a Capodanno in Sardegna alloggiate come al campeggio mariano in bungalow da quattro. In principio erano attrici, soubrettes portate dalla corte compiacente. Aspiranti, sempre più giovani. Ragazzine, infine minorenni.

Porta un’amica, ha detto a Noemi Letizia che aveva allora 17 anni. Noemi ha portato nella villa sarda Roberta, 17 anni anche lei. Dormivano con altre «due gemelline». Non posso vivere accanto a un uomo che «frequenta minorenni», ho pregato in ogni modo chi gli sta vicino di accudirlo «corne si fà con una persona che non sta bene» ha detto sua moglie Veronica. Però poi lui è andato a Porta a Porta dall’amico Vespa e ha raccontato una serie impressionante di menzogne. Senza che nessuno lo contraddicesse: nella nostra  – nella sua –  tv non si usa. Che era un vecchio amico di famiglia, che lui è un uomo dei popolo e perciò frequenta le feste da debuttanti delle adolescenti di Portici. No, non è per questo. E’ perché a volte si appassiona delle ragazze da catalogo di cui Emilio Fede e altri complici «dimenticano» sul suo tavolo. Alle bambine, poi, ci si appassiona con facilitá.

Ieri a San Siro glielo hanno rimproverato i titosi del suo Milan. Lo so, è terribilmente desolante ma il termometro del consenso politico è questo: lo stadio. San Siro, scrive Rinaldo Gianola, è il luogo dove la curva «dava del tu a Papi ben prima di Noemi». «Quante Champions League avete vinto?» il suo argomento contro l’opposizione. Gli strisciori che gli rimproverano dì spendere soldi per «comprare le veline» sono un insulto e un pericolo. Striscioni comunisti, ispirati da un giornalista suggeritore? Difficile. Persino Enrico Letta, uomo sobrio non incline ad occuparsi di letteronze, dice che «Berlusconi è in preda al nervosismo perché la vicenda di Noemi gli sta fuggendo di mano», «spara all’impazzata: dobbiamo inchiodarlo alle sue responsabilità».  Morali, prima di utto. L’ex fidanzato della  ragazza dice: lo non potevo farci niente. «Sarebbe come se un salumiere si fidanzasse con  Jennifer Lopez. Cosa avevo da darle in cambio, io?». Si fidanzasse, è questo il verbo che usa. Non esiste il lodo Alfano della morale. Il direttore di Famiglia Cristiana Don Sciortino  lo scrive oggi nel suo editoriale e lo dice a Roberto Monteforte: «Il premier deve chiarire, l’immunità morale non esiste». Famiglia Cristiana.

Se il Papi della Patria deve fare i conti con la curva di San Siro e coi Parroci cornincia ad essere un probLema. Certo, in un Paese normale sarebbero state sufficienti a chiamarlo a rispondere la voce dell’opposizione e dei giornali liberi.

Ma siamo In Italia, che volete: il vero pericolo sono la moglie, i tifosi e il prete dal pulpito.

Concita de Gregorio Dall’Unità del 25 maggio 2009