Cosa unisce l’Italia

Le celebrazioni del Risorgimento, il processo che portò all’unità del nostro Paese stanno per rendere avvio in un’Italia lacerata, divisa, precipitata nel ridicolo dal governo di un solo uomo con la collaborazione di uno stuolo di cortigiani travestiti da politici. Per sovramercato una delle componenti della coalizione di maggioranza, forte del suo potere di ricatto, malsopporta l’idea stessa di un’Italia una. Ripetutamente alcuni dei suoi esponenti sbeffeggiano il tricolore, inalberano simboli posticci e paganeggianti come simboli di una presunta patria padana e si pretendono depositari di pseudo tradizioni e pseudo culture che non vanno al di là dello spirito da strapaese e da sagra simil popolare.  Io sono un cittadino italiano che disprezza ogni nazionalismo, a cui ripugna ogni retorica patriottarda e ho una vocazione universalista che mi fa sentire cittadino del mondo. Eppure l’Italia è anche la mia patria, nel senso in cui lo intendevano i combattenti per la libertà della Resistenza antifascista. I tanto calunniati e demonizzati comunisti italiani si aggregavano in formazioni che portavano il nome di Garibaldi, o la sigla Gap, gruppi di azione patriottica. Il Risorgimento si compie e si invera solo con la Resistenza antifascista, solo allora lo Stivale diviene la patria di tutti, perché nel passaggio da sudditi del Regno a cittadini della Repubblica anche le donne diventano cittadine italiane a pieno titolo. Non solo. Gli ebrei come me sono finalmente reintegrati nella piena dignità di cittadini italiani, dignità che il fascismo aveva loro strappato con le infami leggi razziali e con la complicità dei miserabili Savoia. Solo chi si riconosce nella Resistenza può dirsi pienamente italiano. Ed è sintomatico che un sindacastro leghista abbia cancellato la  ricorrenza del 25 Aprile dal Calendario.

Moni Ovadia dall’Unità del 22 gennaio 2011